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In Italia, così pure come in Europa ed a livello internazionale, la
terapia iperbarica è accreditata, riconosciuta e molto diffusa per
un certo numero di patologie, infatti moltissime sono le strutture
sanitarie dotate di camera iperbarica distribuite sul territorio
nazionale, tuttavia purtroppo la terapia non viene ancora
praticata su molti fronti - tra cui quello neurologico - sui
quali invece numerosi specialisti oltreoceano ritengono possa dare
notevoli benefici.
Dunque l'ossigeno terapia iperbarica è una pratica medica riconosciuta
e molto utilizzata in Italia per alcune specifiche patologie, e
pertanto usata in ambito tradizionale, mentre gli USA risultano più
specializzati nell'applicarla a livello sperimentale e in
ambiti più all'avanguardia rispetto a quelli europei, in
quanto molti medici statunitensi ritengono che l'utilizzo e
l'applicazione dell' OTI sia ancora scarsamente diffuso rispetto alle
reali potenzialità della terapia.
Pertanto attualmente l'ossigenoterapia iperbarica non viene prescritta
in Italia per la specifica trattazione delle lesioni cerebrali:
non perchè si ritenga che non funzioni, ma solo perchè la
sanità italiana non ha ancora avuto modo di sperimentare autonomamente
l'efficacia della terapia in specifico rapporto alle lesioni
cerebrali.
A dire il vero in Italia il fenomeno dei soggetti sopravvissuti ad un
trauma cranico, all'annegamento o ad altri eventi che vadano a creare
una lesione del tessuto cerebrale, è in drammatica ed
esponenziale crescita in questi ultimi anni, non solo per
l'aumento dei sinistri stradali - prima causa del trauma cranico -, ma
anche perchè le tecniche di rianimazione hanno subito una recente
evoluzione: la sanità italiana dunque ha acquisito una certa capacità
di intervento nella fase acuta post-trauma cranico, tuttavia le
strutture non sono preparate ad accogliere, trattare e riabilitare i
pazienti che purtroppo rimangono in stato comatoso o vegetativo per il
resto della loro vita.
I pochi centri italiani specializzati nel trattamento delle lesioni
cerebrali, al momento beneficiano di terapie alquanto limitate ai fini
del recupero, pratiche mediche che purtroppo molto spesso non portano
a risultati significativi nel progresso riabilitativo: è necessario
dunque che la ricerca e la sperimentazione proseguano per trovare
rimedi ad un disagio crescente.
20 aprile 2008
Perchè tanto contrasto sugli effetti dell'HBOT in ambito
neurologico
Il colloquio con alcuni medici intrattenuto in queste settimane ci
ha fatto riflettere su una delle domande più spontanee rispetto a
questa vicenda: «ma perchè alcuni medici sono drasticamente
scettici sui risultati dell'OTI in ambito neurologico, mentre altri
sono estremamente favorevoli? ».
Nell'ultimo trentennio, negli Stati Uniti il Prof. Neubauer e il suo
gruppo, hanno tenacemente proseguito nel loro lavoro sulle lesioni
cerebrali fondando una loro società scientifica: l'American
College of Baromedicine.
Tale presa di posizione si è posta in netto contrasto con l'opinione
della Undersea Hyperbaric Medical Society (UHMS):
il motivo del divario è che Neubauer e collaboratori hanno ottenuto
in tutti questi anni un gran consenso da parte dei pazienti e delle
loro famiglie, ma, secondo l'UHMS, non avrebbero prodotto lavori di
rilevante impatto scientifico secondo i canoni standardizzati e
statistici della Medicina basata sulle prove di "evidenza" (EBM).
L'EBM - Evidence Based Medicine, è una disciplina
che ebbe origine nel 1992 in Canada: in estrema sintesi, si basa sul
miglior uso della letteratura scientifica per l'aggiornamento
medico. Secondo l'EBM, le "evidenze" devono avere un ruolo
preminente nelle decisioni terapeutiche, intendendo con il termine
"evidenze" le informazioni aggiornate e
metodologicamente valide della letteratura medica.
L'EBM si definisce come «l'uso coscienzioso esplicito e
giudizioso delle migliori evidenze aggiornate [dalla letteratura]
per prendere decisioni al riguardo alla cura dei pazienti
individuali » riconoscendo poi la necessità di integrare le
"evidenze" con la competenza clinica
individuale ("expertise").
Il nostro Ministero della Salute, nel BIF
Bollettino d'Informazione sui Farmaci
- Anno X N. 2-3 del 2003 - pag.135, così si esprime in merito
alla valutazione della disciplina basata sull'EBM: «In
conclusione, a dieci anni dalla sua nascita l'EBM appare come un
contributo necessario alle scelte terapeutiche, anche se incompleto
per la mancanza dei riferimenti di fisiopatologia e di farmacologia,
non raramente necessari per adeguare i trattamenti alla variabilità
clinica della patologia».
In pratica l'EBM come disciplina in sè è valida e
fondata, ma come tutte le discipline presenta dei limiti,
che come tali possono dare luogo a delle eccezioni rispetto allo
standard.
Vi sono studi oltreoceano piuttosto autorevoli sull'HBOT in ambito
neurologico, basati per così dire su protocolli dettati dall'EBM:
tali studi sembrano affermare l'inefficacia del trattamento. Per
contro gli specialisti a favore dell'HBOT in ambito neurologico,
sostengono invece che tali studi sarebbero basati su protocolli
clinici inadeguati, ovvero valori di pressione della camera
iperbarica non corretti, inadeguata quantità/tempo di
somministrazione dell'ossigeno, etc.
I due orientamenti sembrano entrambi supportati da
delle oggettive ragioni di fondo, tuttavia uno sembra non produrre
risultati positivi sulla salute dei pazienti, mentre l'altro,
praticato e messo a punto in oltre 30 anni attraverso dei protocolli
clinici differenti, sembra supportato da innumerevoli casi di
persone che in effetti manifestano evidenti recuperi nello stato di
salute ... : allora, da semplici cittadini, nel legittimo
dubbio, noi pensiamo che sarebbe meglio verificare anche questi
protocolli - che con un termine probabilmente improprio
potremmo definire "atipici" - oltre a quelli già testati tramite i
"criteri EBM".
Il suddetto BIF - Bollettino d'Informazione sui Farmaci redatto dal
Ministero della Salute, a pag. 127 riporta una massima sui limiti
"dell'evidenza" citata dal Prof. R. Bryan Haynes, medico luminare in
ambito di ricerca: «Evidence does not make decisions, people
do», che tradotto suona in pratica «L'evidenza
non determina le decisioni, le determinano le persone».
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