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GIANNI ALEMANNO
Un altro Sindaco ASSENTE per i malati in coma.

 

 

 

LETTERA DOTATA DI FILTRO OTTICO DELLE FIRME

 

IL CASO MAGRINI

 

 


Per meglio far comprendere a chi segue questo sito, cosa realmente possa rappresentare la tragedia del coma per l’ammalato quanto per la sua stessa famiglia pubblichiamo la storia di ROMANO MAGRINI papà di CRISTINA, in coma da ventisette anni e da lui accudita, a tempo pieno, da diciassette anni cioè dal giorno della scomparsa di sua moglie.



Romano Magrini è in pensione da quel maledetto 18 novembre del 1981, quando, a Bologna, la quindicenne Cristina venne investita sotto casa «mentre, sulle strisce pedonali, correva dalla mamma a raccontarle che aveva preso un bel voto». Da quel giorno la ragazza è in coma, mentre il padre non ha cessato di assisterla, giorno e notte, specie dopo che nel gennaio ‘92 ha perso la moglie, Franca Gandolfi, stroncata da un tumore. «Io vivo per mia figlia- dice Magrini- Non conosco il riposo, lo svago ne il mondo esterno se non attraverso la Tv. Ma io sono arrivato. Ho già 73 anni ed i diciassette passati a fare il medico, l’infermiere, il fisioterapista,l’autista, il cuoco ed il padre valgono almeno il doppio. Io morirò. E mia figlia che fine farà?




L'APPELLO DI PAPA' MAGRINI

Si sentono tanti discorsi sull'eutanasia. Sembra che il problema sia solo se continuare ad assisterli o farli morire con dignità. Però non si parla dei tanti giovani che in seguito a incidenti rimangono in coma; quelli si scaricano alle famiglie e tutto tace; qui l'accanimento è fare nulla.
Sono il padre di una ragazza che è in coma dal 18 novembre 1981. Stampa e televisione hanno molto parlato del caso coinvolgendo loro malgrado le forze politiche, così è cominciata la favola del fare niente. Sono solo dalla fine del 1991, ho 73 anni; quanto posso resistere ancora? ' Mia figlia non ha una piaga da decubito, un'infezione di alcun genere, perché è curata senza interruzione, questo però vuol dire per me lavori forzati e arresti domiciliaci. Non mi lamento della vita che conduco: ho mia figlia e sono utile. Però se fossi un buon padre, sapendo quello che la aspetta se venissi a mancare (sondina nel naso per alimentarla, tracheotomia per aspirarla, piaghe da decubito e infezioni), dovrei ucciderla. Se lo facessi, la cosa sarebbe liquidata con la frase di comodo «dramma della follia». Per la pace di tanti e la riflessione di pochi. Dunque chi si occuperà di mia figlia alla mia morte?
Romano Magrini, Sarzana (La Spezia)



Quanto scritto da Romano Magrini ha tutta la valenza di un appello disperato.
Questa Associazione raccoglie l'appello di Magrini e lo fa proprio rivolgendolo per primo al Sindaco di Roma Gianni Alemanno, al quale abbiamo già scritto due o tre volte senza mai aver ricevuto risposta.
Riscriviamo ora nuovamente pubblicando la lettera in questo sito:


LETTERA APERTA dell' ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE gli AMICI del RISVEGLIO Onlus "A. CARUSO" a

GIANNI ALEMANNO
IL SINDACO DI ROMA



Roma lì, 23 ottobre 2008
Eccellentissimo Signor Sindaco,
Le avevamo scritto facendoLe presente le istanze di più di seimila persone coinvolte dal coma nel Lazio (malati e familiari). Forse, non siamo stati molto chiari sul dramma vissuto proprio dalle famiglie dei malati in coma. Per essere più chiari guardi Lei stesso la foto che appare in questa pagina del sito: questa è CRISTINA MAGRINI , chi le è affianco, è il suo papà, ROMANO MAGRINI. Un caso identico a quello della Englaro con l' unica differenza, la volontà del padre che a sua figlia non venga staccata la spina per farla morire tra gli atroci spasimi della fame e della sete, bensì si preoccupa di cosa sarà di ella alla di lui morte.
Ecco, Eccellentissimo Sindaco, il centro cui siamo in animo di creare e, per il quale Le abbiamo chiesto più volte un incontro, è proprio per risolvere tragedie come questa esistenti nel comune di Roma.
Egregio Signor Sindaco, è vero Lei è oberato da mille problemi e da mille impegni ma non dimentichi che un minuto perso in questo problema vite umane legate ad un filo rischiano molto più di una strada riasfaltata o di uno sgombro di centri sociali.
Non vogliamo credere che anche Lei come i Suoi predecessori volga il Suo sguardo da altra parte, non vogliamo credere che Lei, un giovane Sindaco eletto per cambiare il volto di Roma cambi i sensi unici delle strade della capitale ma non le tragedie che in essa vivono.


Vincenza Trentinella
Direttore Generale