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Riportiamo, a mero titolo informativo, alcuni filmati di telegiornali
americani che hanno dato notizia di pazienti trattati con OTI (o in
inglese HBOT) al fine di trattare le lesioni cerebrali, ed altri video
disponibili sui siti internet di alcune cliniche mediche: i filmati
illustrano la situazione dei pazienti prima, durante e dopo il
trattamento.
Sottolineiamo che ci limitiamo a riportare i video a mero titolo
informativo, unitamente ad una breve sintesi delle voci fuori campo
udite nei filmati (in quanto in lingua inglese), lasciando trarre a
ciascuno le proprie autonome conclusioni.
Alcuni risultati appaiono straordinari, ma, come raccomandato anche in
alcuni video, la cautela non deve comunque mancare, in quanto anche
negli USA la ossigeno terapia iperbarica (OTI o HBOT) in ambito
neurologico viene ancora praticata a livello sperimentale, anche se
sta facendo notevoli progressi: infatti sottolineano i neurologi,
è necessario proseguire con la ricerca e la sperimentazione al
fine di comprendere a pieno gli effetti della terapia prima di farla
eventualmente rientrare nella consuetudine della pratica clinica.
Tuttavia, nonostante il trattamento OTI a livello neurologico non sia
ancora ufficialmente entrato nella lista delle patologie
tradizionalmente trattate con l’ossigeno terapia iperbarica, cadono
molti dubbi di fronte ai miglioramenti ottenuti da alcuni pazienti che
erano stati giudicati “inguaribili” da altri medici ignari dei
benefici della HBOT in ambito neurologico.
Caso
1.
Come lo straordinario caso di quest’uomo, Chad Rovira, in coma dal
1991 a seguito di un sinistro stradale: il paziente era in stato
vegetativo ed i medici avevano sostanzialmente affermato che non
avrebbe mai potuto riemergere dal coma.
Dopo 2 mesi di trattamenti HBOT, dice il filmato della CBC, l’uomo è
stato in grado di rialzarsi e di riacquistare una notevole capacità
motoria, tanto da consentirgli progressivamente di riprendere la
propria vita, come ammette lo stesso Chad nell’intervista. Il
neurologo curante, il Dr. Paul Harch, intervistato dal giornalista,
sostiene che Chad Rovira è il caso più gratificante che abbia trattato
nei 20 anni della sua carriera.
Filmato
Caso
2
Un altro telegiornale parla del caso di Chad Rovira e del Dr. Paul
Harch, riportando notizie anche di un altro caso notevole: una bambina
autistica di 5 anni che a seguito dei trattamenti HBOT ha notevolmente
migliorato le proprie capacità motorie e cognitive.
Filmato
Caso
3
Nel giugno 2004 Curt Allen, 17 anni, fu coinvolto in un incidente
automobilistico ad alta velocità: entrò in uno stato di coma e a
distanza di 3 mesi dal sinistro fu permanentemente dimesso
dall’ospedale con una prognosi senza speranze. Successivamente il
ragazzo iniziò il trattamento di HBOT: durante la visita medica
introduttiva, Curt non era in grado di eseguire i comandi più semplici
chiesti dal medico, come sollevare la testa ed il busto, guardare il
suo interlocutore. Al termine del filmato si vede Curt muovere i primi
passi.
Filmato 1
Filmato 2
Caso
4
Eric, all’età di 2 anni e mezzo cadde in una piscina raccontano i
genitori: molto vicino all’annegamento, il bambino entrò in coma e
successivamente rimase in uno stato vegetativo permanente. La famiglia
decise di tentare l’ossigeno terapia iperbarica, conseguendo i
risultati che si vedono nel filmato, monitorati dalle scansioni
cerebrali evidenzianti lo stato di evoluzione delle cellule
compromesse.
Filmato 1
Filmato 2
Caso
5
Stephanie, ragazza 21enne dell’Idaho, entrò in coma nel 1999 a seguito
di una caduta da cavallo: dicono i filmati che i medici erano
fermamente convinti che non sarebbe sopravissuta al trauma cranico e
che se anche fosse accaduto, la ragazza sarebbe rimasta in stato
vegetativo e non sarebbe mai più stata in grado né di muovere gli
arti, né di camminare, né di parlare.
I tre filmati mostrano l’evoluzione di Stephanie nell’arco di due anni
di terapie OTI a partire dal 2000: dicono i video che all’epoca c’era
molto scetticismo circa i reali effetti della ossigeno terapia
iperbarica, in quanto alcuni studi sostenevano la totale inefficacia
sul trattamento delle lesioni cerebrali.
Ad ogni modo la famiglia decise di proseguire i cicli di terapia in
una struttura privata sotto le cure del Dr. Humphrey Killam,
sostenendo i costi non coperti dall’assicurazione medica: nonostante i
progressivi ma lenti miglioramenti di Stephanie tra un ciclo e l’altro
dicono i filmati, i medici dell’Idaho mantenevano il loro scetticismo
e persistevano nell’affermare che la ragazza non sarebbe stata in
grado né di camminare né di parlare. Nel filmato numero 3 Stephanie
rilascia un’intervista al giornalista.
Filmato 1
Filmato 2
Filmato 3
Caso
6
Il telegiornale riporta la notizia dell’ossigeno terapia iperbarica
attuata su un bambino affetto da cerebral plasy (paralisi cerebrale):
il medico ha prescritto i trattamenti nella presunzione di apportare
benefici alla qualità di vita del bambino, supponendo che la terapia
abbia buone probabilità di ridurre la spasticità, migliorare la
motilità e la capacità di linguaggio.
Filmato
Caso
7
Si hanno notizie recentissime anche di un adolescente 13enne, Nick,
entrato in coma nel marzo 2007 a seguito di un devastante ictus
(interruzione dell'afflusso di sangue al cervello). Svegliatosi dal
coma, il ragazzo non era più in grado di camminare o parlare: pare che
con la HBOT i risultati al 21 febbraio 2008 siano stati questi, e che
la terapia sia ancora in corso.
Filmato
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